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ISTITUTO SECONDARIO I GRADO
" A . BALZICO "
Mese di maggio
g.g. 16-30 /2009
" Classe partecipante: III C (Sede centrale)
Insegnanti coinvolti: Prof.ssa Frattini Virginia
Prof. Roberto Angelo Prof.ssa Viscito Ada
" Classe partecipante: III E (Sede centrale)
Insegnante coinvolti: Prof.ssa Carrese Angela
" Classe partecipante: III O (Sede S. Lucia)
Insegnanti coinvolti: Prof.ssa Romano Anna Antonietta
" Per la parte informatica: Prof.ssa Annarumma Clara
La chiesa di Santa Lucia
La chiesa di S. Lucia fu costruita nel XI secolo dal prete Raidolfo a proprie spese e su sue proprietà. Un documento del 1047 testimonia che questa chiesa esisteva già. Essa era una chiesetta di campagna adeguata alle esigenze dell'epoca. Successivamente gli eredi di Raidolfo la cedettero all'Abbazia della S.S. Trinità di Cava.
Nel 1500 la popolazione del villaggio di S. Lucia aumentò; la chiesa divenne insufficiente ad accogliere tutti i fedeli e pertanto fu ingrandita nella forma a croce latina. Nel contempo il villaggio di S. Lucia, data la sua accresciuta importanza, fu collegato alla Via Regia (attuale Strada Statale n.18). Nel 1609 vennero effettuati lavori di restauro perchè la chiesa era in rovina. I lavori si conclusero nel 1634, anno in cui fu terminata la facciata in tufo grigio intagliato.
Nel 1681 fu fatto un cassettonato composto da 21 tele dipinte dal pittore Michele Ragolia. Queste tele rappresentano episodi della vita e del martirio di S. Lucia unitamente alla sua gloria. Tra le tele una è dedicata a S. Michele Arcangelo, S. Antonio Abate e S. Nicola di Bari perché a questi santi gli abitanti di S. Lucia erano particolarmente devoti.
Nella seconda metà del 600 fu rifatta la tribuna ad abside, furono costruite le due navate laterali e il transetto si cui si erge la cupola. Le due navate laterali vennero arricchite da altari abbelliti da stucchi di pregevole fattura.
Nel 1702 l'artista Gennaro Mannelli fu incaricato di fare il nuovo altare maggiore in scagliola dipinta. Il paliotto dell'altare ha al centro l'immagine di S. Lucia con i suoi tipici simboli ( gli occhi e la palma).
A fine maggio del 1733 si inaugurò, con solenni festeggiamenti, la statua di S. Lucia oggi custodita in un'apposita cappella al lato dell'altare maggiore. Sempre nel 700 furono completati gli stucchi e fu costruito l'organo a canne. Agli inizi dell'800 l'altare maggiore venne modificato: le parti di legno intagliate e indorate da Mannelli furono sostituite con parti di marmo e tra il 1836 e il 1839 la chiesa fu in buona parte restaurata.
Tra la fine dell'800 e gli inizi del 900 fu costruita la cappella di S. Lucia, a destra dell'altare maggiore, per dare adeguata sistemazione all'antica statua di legno della patrona. Altri due restauri furono effettuati dopo i terremoti del 1930 e del 1980. Quest'ultimo ha causato la chiusura della chiesa per ben 17 anni; infatti essa è stata riaperta al culto il 6 dicembre del 1997.
LA PALA DELLA MADONNA DEL ROSARIO
La pala della Madonna del Rosario, che ora si trova sull'altare maggiore, fino al 1960 si trovava sull'altare della Congrega del Rosario e di S. Antonio Abate che stava sulla destra entrando in chiesa. Essa risale al periodo in cui il Papa Pio V istituì la devozione del Santo Rosario (1569) che, dopo la battaglia di Lepanto (1571) nella quale i cristiani sconfissero i Turchi, ebbe grande diffusione. La pala è stata attribuita al belga Aert Mijtens.
La pala nella tavola centrale raffigura, la Madonna del Rosario col bambino in braccio nell'atto di distribuire rosari a S. Domenico e a S. Caterina da Siena, mentre una gloria di angeli fa piovere rose e rosari sulla scena sacra. Fanno parte della scena anche il Papa Pio V, S. Antonio Abate, S. Lucia e la famiglia committente il lavoro.
Intorno alla tavola centrale ci sono 15 quadretti raffiguranti le scene dei misteri del rosario. In basso c'è la PREDELLA nella quale è rappresentata la predica di S. Domenico. Alla base delle colonne sono raffigurati S. Francesco d' Assisi e S. Francesco di Paola.
Classe III O
Chiesa di San Marco Ai Marini
Non si conosce con esattezza l'epoca della sua fondazione. Si sa di certo che il vicario apostolico Florestano Pepe, con bolla (lettera episcopale munita di sigillo) del 22 Dicembre 1589, conferì al reverendo Innocenzo Bonadies una cappellania fondata in San Marco da Luca de Sio. In seguito, durante una visita di monsignore Matteo Granito ai Marini, quattro famiglie signorili (De Marinis, De Sio, Giordano, Di Lieto) gli esposero che, per la lontananza della chiesa parrocchiale di Dupino, molti fedeli per il tempo cattivo non si recavano ad ascoltare la messa.
A causa di ciò chiesero che la chiesetta di San Marco diventasse Parrocchia. Si offrirono di abbellirla a proprie spese, di dotarla annualmente di un beneficio di 36 ducati e in cambio pretesero che fosse riservato "Il Diritto di Presentazione" (alle famiglie nobili toccava una volta presentare il sacerdote) ai dodici più vecchi signori, tre per ogni loro casato, nati e domiciliati nella frazione.
Il vescovo acconsentì e venne eretta parrocchia con decreto nel 9 Novembre 1625.
Purtroppo nel 1785 la parrocchia rimase vacante e monsignor Tafuri invitò ripetutamente i nobili signori a presentare un nuovo candidato.
Poiché gli interessati non se ne curarono, li dichiarò decaduti dal diritto e nominò parroco, dopo regolare concorso (una volta si procedeva così), il reverendo Vincenzo De Marinis.
La parrocchia rimase di nuovo vacante sotto il governo di monsignore Silvestro Granito.
Intanto c'era stato il concordato del 1818, che aveva stabilito una piccola congrua per le parrocchie sotto pena di sospensione. Il vescovo invitò i signori ed il popolo a mettere le cose in regola con la legge ma, non essendovi riuscito, con decreto del 23 settembre 1820 soppresse la parrocchia provvisoriamente, riunendola e reintegrandola a quella di Dupino e ampliando il numero dei parroci a quattro.
Solo a uno di loro, però, spettò "Pro Nunc" i proventi della Chiesa Ai Marini. Nel 1919 monsignor Lavitrano la elevò di nuovo a parrocchia, trasferendovi uno dei quattro benefici della parrocchia di San Nicola a Dupino.
Nella cripta della chiesa di San Marco Evangelista ai Marini riposano le spoglie del vescovo Filippo De Sio.
Il religioso nacque nella zona collinare cavese verso la fine del 500. Entrato nel convento dei frati minori di Cava, divenne ben presto maestro di sacra teologia, custode della provincia napoletana ed elemosiniere di Anna d' Austria, regina di Francia e figlia di Filippo III di Spagna.
Durante il concistoro tenutosi a Roma il 18 Dicembre 1623 fu proposto come vescovo di Caizzo, in provincia di Caserta, e ricevette la nomina a vescovo dal Papa Urbano VII.
La Domenica delle Palme prese possesso canonico dell' antica diocesi di Chaizzo, che governo, con grande cura e zelo.
Fu trasferito successivamente nella diocesi di Boiano dal 24 ottobre 1640 fino alla sua morte, avvenuta il 16 agosto 1651.
Nella cripta della chiesa ai Marini un bassorilievo che raffigura lo stemma del vescovo De Sio sovrasta la bellissima lastra di marmo che copre le sue spoglie.
Classe III E
Fontana dei Delfini
In Piazza Duomo, sorge la cinquecentesca cattedrale e l'artistica "Fontana dei Delfini" opera attribuita allo scultore A.Balzico.
Al centro della fontana si trova un'antica colonna di marmo ,ricostruita con marmi originali dopo il terremoto del 1964 ,inserita in tre piatti circolari. All'interno della vasca fanno bella mostra di sé ,quattro delfini.
Nel 2006, atti vandalici, da parte di tifosi infervorati per la vittoria dell'Italia ai mondiali di calcio, danneggiarono un piatto e un delfino!
Noi la conosciamo così ma, come si può ben vedere attraverso la sequenza cronologica delle foto storiche, la fontana ha subito varie trasformazioni. Anche i ricordi dei nostri nonni, coincidono però con le caratteristiche che essa oggi ha.
La fontana è sempre stata, è e sarà un punto di incontro, di aggregazione sociale e culturale per noi cavesi. Per qualsiasi appuntamento il nostro riferimento è sempre lei :la fontana di piazza Duomo .E' qui che si formano i soliti capannelli ,è qui che ci si siede per parlare ,scherzare ,confrontarsi e organizzare ulteriori incontri. Insomma la fontana è parte integrante della nostra vita di adolescenti. Speriamo di tutelare ancor più tale monumento ,partendo dalla bella iniziativa (adotta un monumento) promossa dalla Scuola e dal Comune di Cava de' Tirreni. Ora più che mai ci ripromettiamo di educarci ed educare gli altri al rispetto e alla conservazione di questo bene artistico che è di tutti noi cavesi.
Art. 9 della Costituzione
La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.
Classe III C